TERRA CHE TREMA, STATO CHE TACE!

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Campi Flegrei · Decreto Legge 144/2026

Terra che trema,
Stato che tace

Il Capo II del decreto sul bradisismo non risponde alla domanda che conta: lo Stato può garantire oggi la sicurezza di chi vive nell’area epicentrale?

Decreto Legge 7 agosto 2026, n. 144 Artt. 12–17 Scossa del 31 luglio 2026

Nel Capo II del Decreto Legge 7 agosto 2026, n. 144, articoli dal 12 al 17, dal titolo “Ulteriori misure urgenti per fronteggiare gli effetti dell’evoluzione del fenomeno bradisismico in atto nell’area dei Campi Flegrei”, il governo ripropone la stessa linea che ha finora tenuto in tutti questi anni. Un po’ di soldi per riparare (ma quando?) le case danneggiate dalla scossa del 31 luglio, continuando così, fra l’altro, a fare decreti ad ogni nuova scossa, senza pensare ad un provvedimento quadro da applicare ad ogni singola evenienza.

Il contributo statale per i singoli interventi volti a ridurre la vulnerabilità sismica degli edifici passa dal 50 al 70%, senza che però sia stato previsto un aumento della somma totale messa a disposizione dal governo, e va detto anche che per altri terremoti si è sempre applicato il 100% del contributo statale e non il 70%. I CAS, cioè Contributi di Autonoma Sistemazione, per gli sfollati, che oramai sono migliaia.

Epicentro e frattura simbolica: la linea rossa attraversa l’area bassa di Pozzuoli

Le richieste accolte, a metà

È giusto rilevare qui che per i contributi per la riparazione delle case sfrattate a causa della scossa del 20 maggio 2024, il decreto accoglie in parte quelle che sono state le nostre richieste — avanzate unitamente in particolare con il Comitato Emergenza Campi Flegrei e Pozzuoli Sicura — e cioè la riapertura dei termini delle domande, cosa che rimette in gioco le 284 istanze escluse, e la distinzione nella domanda delle parti comuni e delle parti di proprietà dei singoli condomini.

Nulla dice il decreto, invece, sulla questione della presenza di reali e/o presunte difformità, spessissimo piccole, nei singoli appartamenti, presenza che è stata finora motivo di esclusione dai contributi. Stando così le cose, viene perpetuata la stessa odiosa discriminazione che i terremotati flegrei stanno subendo nei confronti dei terremotati de L’Aquila, di Amatrice e di Casamicciola.

La domanda che il governo continua a non porsi: si può garantire la sicurezza, oggi, non in un ipotetico futuro?

La domanda che manca

Ma, innanzitutto, dobbiamo dire che il decreto non risponde alla domanda fondamentale che oggi, ma anche prima del 31 luglio, dovrebbe porsi il governo: si è in grado di garantire la sicurezza per la popolazione almeno dell’area epicentrale nel caso di nuove, possibili, scosse potenti? Lo stato degli edifici lo consente? Le condizioni di viabilità sono adeguate?

Basta fare un giro per la zona bassa di Pozzuoli per rendersi conto, con decine di palazzi transennati, vie chiuse al traffico, quale è la risposta. Ma allora se non si è in grado di garantire la sicurezza non in un ragionevole futuro, ma nell’immediato, cosa si dovrebbe fare? Ma come possiamo sperare che questo governo si ponga questa domanda, quando neanche la verifica, obbligatoria, precisa e a tappeto dello stato degli edifici viene fatta, con la scusa che non si vuole violare la proprietà privata. La difesa della proprietà viene anteposta all’incolumità dei cittadini.

Dobbiamo dire che le stesse domande dovrebbe porsele la cittadinanza, in primis quella parte che ha avuto la forza di mobilitarsi. Ma se si possono comprendere i diversi motivi per cui la popolazione è restia a porsi questi interrogativi, non si può non giudicare criminale la condotta di governo, istituzioni e partiti che scelgono deliberatamente di tenere a rischio migliaia di persone.

SERVIZI SOSPESI
Dopo la scossa: la vita in città si appiattisce, i servizi essenziali si fermano

Una città che si svuota a costo zero

Agendo in questo modo, o meglio, facendo quasi nulla, il governo ottiene di svuotare lentamente e praticamente a costo zero la città, dove non sono più garantiti neppure i servizi essenziali, come ad esempio i trasporti su rotaie, i servizi sanitari, postali, bancari e, forse, scolastici, con molte scuole inagibili.

Possiamo dire che il trattamento che Stato ed Enti Locali stanno riservando alla popolazione flegrea, in particolare ai puteolani, è il peggiore che abbia avuto negli ultimi decenni in questo paese una comunità di cittadini vittime di una calamità naturale.

Il taglio silenzioso: chi resta fuori dai CAS

Un piccolo, illuminante esempio. Avrà, secondo il decreto, diritto ai CAS solo chi ha avuto lo sgombero, oppure ha fatto richiesta di verifica dell’agibilità prima dell’entrata in vigore del decreto, cioè l’8 agosto. In pratica, resta escluso chi:

  • ha temuto lo sgombero e non ha fatto in tempo a presentare domanda
  • ha sottovalutato inizialmente i danni subiti
  • non aveva danni evidenti nell’immediato, emersi solo dopo
  • si è allontanato per paura ed è tornato solo dopo giorni, scoprendo i danni
  • era semplicemente in vacanza fuori città al momento della scossa

Tutti questi casi vengono tagliati fuori dall’accesso ai CAS, l’unico sostegno che il governo dà agli sfrattati. Una misura inaudita, che ha come primo effetto immediato il blocco delle richieste di verifica di agibilità da parte della gente. Per molti all’interno del movimento si tratta di un semplice refuso, che verrà corretto in sede di conversione in legge. Noi non siamo d’accordo.

Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori: così ci dice un governo che non si fida dei propri cittadini

Si tratta di un palese messaggio, con cui il governo ci ha detto: per noi voi siete solo degli approfittatori che richiedono soldi, e per evitare che possiate approfittarne ulteriormente, vi blocco la possibilità di accedere ai fondi CAS non appena viene resa ufficialmente nota la loro esistenza. Una vergogna, che ci dice anche di quanto poco si fidi questa classe politica al governo dei corpi dello Stato e dei professionisti chiamati a valutare i danni.

Il caro affitti e la scelta obbligata

Un discorso più approfondito spetta alla faccenda dei CAS. Oltre l’ignobile prima sistemazione fornita al Palazzetto dello Sport, alle famiglie sfrattate viene offerta o una collocazione in una struttura alberghiera fornita da Federalberghi, in genere a decine di km dalla città dove si lavora o si va a scuola, oppure un contributo in denaro — della stessa entità prevista dai precedenti decreti — che “libera” lo Stato dall’onere di provvedere alla collocazione degli sfrattati.

È evidente che una simile impennata di richieste di locazione nelle zone circostanti l’area flegrea ha provocato un aumento vergognoso degli affitti. Richiedere, contro questo caro-affitti, il “prezzo di mercato”, come è stato fatto in assemblea, equivale ad accettare, senza rendersene conto, proprio quei prezzi determinati dalle forze di offerta e domanda che agiscono nel mercato.

Se davvero si vogliono calmierare gli affitti, per noi l’unica misura praticabile è la requisizione delle case vuote, che non vengano offerte ad un prezzo accessibile agli sfrattati. È una misura già adottata quando ci fu il terremoto dell’80 e in occasione della passata crisi bradisismica dell’83-’85. Solo un governo che antepone il culto ideologico, falso e propagandistico della proprietà privata alla salvezza dei cittadini può essere contrario a questo provvedimento.

associazione culturale DIATREMA