

L’uomo dimenticato che disegnò falce e martello
Il pittore moscovita Yevgeny Kamzolkin creò uno dei simboli più riconosciuti del Novecento in poche settimane, per una festa di paese. Non ne trasse mai fama né fortuna.
Ricostruzione stilizzata del simbolo ideato da Kamzolkin
C’è un paradosso che attraversa la storia dei simboli politici: spesso chi li crea scompare dietro l’immagine che ha generato. È il caso della falce e martello, uno degli emblemi più riconoscibili del XX secolo, disegnato da un pittore moscovita che la storia ha quasi dimenticato.
Un ritratto sbiadito
Kamzolkin
(1885–1957)
Yevgeny Ivanovič Kamzolkin nacque a Mosca il 19 febbraio 1885, in una famiglia di mercanti. Era nipote di un servo della gleba e crebbe senza padre — un dettaglio biografico che, in un certo senso, anticipa il destino di un uomo cresciuto ai margini di ciò che avrebbe contribuito a creare.
Tra il 1904 e il 1912 studiò alla Scuola di Pittura, Scultura e Architettura di Mosca, sotto la guida di due maestri del realismo russo, Abram Arkhipov e Nikolaj Kasatkin. Nel 1907 espose alcune opere all’Esposizione Internazionale di Fotografia di Torino, segno di un interesse che andava oltre la pittura tradizionale.
Il simbolo nato per una festa di paese
La storia della falce e martello non comincia con un decreto del Cremlino, ma con qualcosa di molto più modesto: una decorazione per le celebrazioni del Primo Maggio 1918 nel distretto di Zamoskvorech’e, a Mosca.
Incudine, spada, aratro, chiave inglese
Kamzolkin propose diverse combinazioni prima di arrivare alla versione che conosciamo. Tra gli scarti: un martello con un’incudine, un aratro con una spada, una falce con una chiave inglese. Alla fine scelse di sovrapporre la falce — simbolo del lavoro contadino — al martello, simbolo degli operai industriali. Nella versione originaria era prevista anche una spada, ma fu Lenin in persona a farla eliminare, giudicandola troppo militaristica in un momento in cui la pace di Brest-Litovsk era appena stata firmata.
Da lì il passo fu breve: approvato nell’aprile 1918, il simbolo venne adottato ufficialmente dal Quinto Congresso dei Soviet nell’estate dello stesso anno, per poi diventare l’emblema di stato dell’URSS nel 1922 e comparire sulla bandiera sovietica dal 1923.
Un dettaglio che stona: la fede religiosa
Qui la biografia di Kamzolkin si arricchisce di un elemento curioso, quanto poco documentato. Secondo una fonte che lo cita di sfuggita, l’artista sarebbe stato un uomo di profonda fede religiosa, membro di una società mistico-artistica dedicata a Leonardo da Vinci.
È un dettaglio affascinante, se confermato: un simbolo che sarebbe diventato l’emblema di uno stato ufficialmente ateo, disegnato da un uomo di fede, forse ispirato — chissà — dallo spirito enciclopedico e visionario del genio rinascimentale. Un invito, semmai, a scavare negli archivi russi del primo Novecento, un’epoca fittissima di società esoteriche, simboliste e mistiche (il cosiddetto “Secolo d’argento” della cultura russa).
Una vita dopo la Rivoluzione, lontano dai riflettori
Nonostante avesse firmato uno dei simboli più diffusi della storia contemporanea, Kamzolkin non ne trasse alcun beneficio economico né fama personale. Dopo il 1918 lavorò come scenografo teatrale a Zamoskvorech’e, poi si trasferì a Puškino, dove insegnò arti e mestieri in una colonia lavorativa artistico-musicale. Negli anni Trenta partecipò persino alla progettazione della stazione ferroviaria di Novosibirsk. Morì a Puškino il 18 marzo 1957, a 72 anni, con un nome che sarebbe rimasto sconosciuto al grande pubblico per decenni.
- 1885Nasce a Mosca, in una famiglia di mercanti
- 1912Termina gli studi alla Scuola di Pittura, Scultura e Architettura di Mosca
- 1918Disegna la falce e martello per il Primo Maggio
- 1922Il simbolo diventa l’emblema ufficiale dell’URSS
- 1923Compare sulla bandiera sovietica
- 1957Muore a Puškino, quasi sconosciuto
Una curiosità: la stessa idea, a Vienna
Falce e martello negli artigli dell’aquila
Un dettaglio curioso, spesso frainteso: anche la giovanissima Repubblica d’Austria, nata dal crollo dell’Impero asburgico, introdusse nel proprio stemma una falce e un martello — uno in ciascun artiglio dell’aquila araldica. Non si trattò però di un’imitazione del simbolo bolscevico: il significato era diverso, pensato per rappresentare l’alleanza tra la classe contadina e quella operaia nella nuova repubblica, in chiave socialdemocratica e non rivoluzionaria.
Un’eredità più grande del suo autore
Il simbolo di Kamzolkin ha attraversato un secolo intero, adottato da partiti comunisti in tutto il mondo — dal PCI, la cui versione fu ridisegnata nel 1953 da Renato Guttuso, fino ai movimenti in Cina, Vietnam e India. Oggi è bandito o regolamentato in diversi paesi dell’Europa centro-orientale, equiparato ai simboli totalitari, mentre in altri contesti resta un’icona nostalgica o identitaria.
Resta la storia di un pittore che, in poche settimane del 1918, disegnò qualcosa di molto più grande di sé — e che la storia, nella sua ironia, ha lasciato quasi anonimo.
